Sulla sua tomba a Gwato fu scritto:”Il gentiluomo che ha messo questa epigrafe sulla tomba del celebrato
e intrepido viaggiatore, spera che ogni europeo che visiti questo posto faccia pulire il terreno e riparare
lo steccato intorno, se necessario”.

Giovanni Battista Belzoni, nato a Padova nel 1778 è stato un esploratore pioniere dell’archeologia e un
viaggiatore. È considerato una delle figure di primo piano dell’egittologia mondiale.

Cominciò a lavorare molto giovane come barbiere nella bottega del padre. A 16 anni si trasferì a Roma
dove si avvicinò al mondo dell’archeologia e dell’idraulica con ottimi risultati. Si fece monaco, ma la
calata delle truppe napoleoniche lo convinse a rinunciare ai voti e a rivolgere le sue attenzioni a quella che sin da bambino era stata una sua grande passione: i viaggi.

Il primo viaggio fu a Parigi, successivamente visse nove anni in Inghilterra dove si guadagnò da vivere
sfruttando la sua notevole stazza, era alto due metri, e la sua forza erculea, lavorando come “uomo
forzuto” con il nome di “Patagonian Samson” a teatro e al circo. Il pezzo forte dello spettacolo era quando, caricatosi sulle spalle una specie di giogo, arrivava a sostenere da solo una piramide umana
costituita da dieci persone e a portarla in giro per il palco. Gli spettacoli lo portarono a riprendere la
passione per i viaggi in Spagna, Portogallo e Sicilia approdò a Malta dove conobbe un Pascia D’Egitto,
provincia dell’Impero Ottomano. Belzoni lo seguì per occuparsi di alcuni progetti di irrigazione data
anche la sua passione e bravura per l’idraulica.

Al Cairo fu affascinato dalla cultura e dalle tradizioni locali. Si avvicinò agli scavi non facilmente a causa
di spietata concorrenza e alla difficoltà di reperire finanziamenti. Durante i suoi tre viaggi esplorativi in
Egitto portò alla luce 8 tombe nella sola Valle dei Re.

Nel 1819 tornò a Padova accolto con grandi onori, regalò due statue di sfingi ancora conservate presso il
palazzo della Ragione. Scrisse un libro di grande successo tradotto in diverse lingue.
Nel museo archeologico di Padova gli sono state dedicate due sale egizie che contengono alcuni dei suoi
reperti e contribuì ad ispirare la realizzazione della Sala Egiziana del Caffè Pedrocchi.

Molti reperti custoditi nel British Museum di Londra recano la sua firma, ispirò il personaggio di Indiana Jones Jones
Nel 1823 si imbarcò in quella che fù la sua ultima avventura.

Morì di malattia nel 1823 nel porto fluviale di Gwato a 40 Km da Benin City.


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