Roberto Ciambetti

Saluti di
Roberto Ciambetti

Presidente del Consiglio Regionale del Veneto

Con il plebiscito del 21 e 22 ottobre del 1866 il Regno Sabaudo dette una patente di legalità internazionale all’annessione del Veneto a ciò che in seguito divenne l’Italia. Il Trattato di Vienna del 3 ottobre 1866 con il quale, nonostante le sonore vittorie di Custoza e Lissa, l’Austria dovette cedere il Veneto (con la provincia di Mantova e il Friuli) alla Francia, sanciva infatti che quest’ultima avrebbe dovuto fare da garante e trasferire le terre ai Savoia previo il “consenso delle popolazioni debitamente consultate”.

Consenso che fu ottenuto in maniera sbrigativa, con metodi non democratici, nemmeno per gli standard dell’epoca. Del resto, come è noto, la cessione del Veneto era già stata decisa diversi giorni prima del referendum e quindi la risposta delle urne doveva essere assolutamente un SI.
L’apparenza quindi era stata salvaguardata e soprattutto erano stati salvaguardati gli interessi delle grandi potenze che non volevano a capo dell’Adriatico (e dunque come grande porta e porto d’Europa) uno stato libero come la Repubblica di Venezia.

Cosa accadde dopo il 1866 lo sappiamo bene: la terribile crisi economica dell’ultimo quarto di secolo fu accentuata nel Veneto, ora provincia marginale del Regno sabaudo, dalla perdita degli antichi mercati europei e a partire dal 1870 iniziò la grande diaspora dei veneti, con interi paesi costretti a emigrare non solo verso l’Europa, ma soprattutto in direzione del Sud America, Brasile, Uruguay, Argentina.

Nonostante tutto, l’identità veneta, la coscienza di una propria alterità rispetto allo stato italiano, l’idea di essere gli eredi di una grande tradizione culturale e statuale che ebbe un ruolo decisivo nella storia dell’Europa non è mai venuta meno. Perché? Perché questi ultimi 150 anni fanno parte di una storia di popolo lungo millenni, dove i Veneti hanno affrontato di tutto, ripartendo ogni volta da loro stessi. Pensiamo ad esempio alla calata degli Unni nel V secolo d.C., da cui le genti venete dovettero fuggire verso la laguna. E nella laguna nacque lo splendore di Venezia, la città dei Veneti, che successivamente tornò ad occupare l’entroterra dei loro antenati.

Quest’anno ricorrono i 150 anni da quel plebiscito.
Potremmo affrontare questa ricorrenza analizzando la situazione politica dell’epoca, la propaganda imponente, i metodi poco ortodossi che guidarono l’esito del voto…
Invece scegliamo di guardare avanti, ripartendo ancora una volta da noi stessi e lo facciamo con la forza di radici ben piantate nella nostra terra, nello spirito del progetto PAX TIBI.

E il premio che annualmente il Consiglio del Veneto dedica a un conterraneo che si è distinto, quest’anno assume un significato particolare.
Abbiamo infatti scelto Federico Faggin, fisico veneto, inventore del microprocessore. Anche lui “emigrato”, è unanimemente riconosciuto come il padre dell’era digitale. Il mondo di oggi vive dell’invenzione di un Veneto e di questo siamo orgogliosi.
Ma Faggin è anche nativo di Isola Vicentina, il luogo dove fu scoperta l’omonima stele che riporta il nome “Venetkens”. La più antica testimonianza scritta che sancisce la consapevolezza di appartenere al popolo veneto ha più di 2000 anni!

In questo premio stiamo quindi onorando la millenaria storia del Veneto e contemporaneamente celebrando l’innovazione, consapevoli che per poter essere artefici del proprio futuro è indispensabile conoscere il proprio passato.

150 anni dopo, vogliamo ricordare che, nonostante tutto e tutti, siamo Veneti, fieri di esserlo e che vogliamo riprendere le redini del nostro domani, per lanciare il migliore messaggio che la nostra terra può rivolgere al mondo: PAX TIBI, pace a te!

Cristiano Corazzari

Saluti di
Cristiano Corazzari

Assessore al Territorio, Cultura e Identità Veneta

Desidero esprimere il mio apprezzamento agli organizzatori e ideatori di questo progetto che valorizza la cultura e l’identità veneta riproponendo la nostra storia con un linguaggio moderno e contemporaneo.

Ripercorrere la storia dal 1866 ad oggi è una operazione culturale che saprà trasmetterci ulteriori stimoli per un continuo rinnovo senza mai tradire il legame con la nostra tradizione ma anzi valorizzandola e facendone un punto di forza.

La capacità inoltre di saper lavorare in rete e insieme anche tra soggetti diversi è straordinaria ed è strategica per la promozione della cultura e per la “trasmissione” di conoscenza e valori alle nuove generazioni.

Sono certo che il messaggio “Pax tibi” con il racconto della nostra antica e preziosa storia arriverà al cuore di tutti noi.


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