È il 1889 e l’architetto urbanista Camillo Sitte, nella sua opera Der Städtebau nach seinen Künstlerische Grundsätzen, analizza lo spazio interno alle città.

Attua un’analisi morfologica con riferimento alla psicologia dello spazio e alla teoria artistica, con attenzione alla percezione dello spazio e ai meccanismi di visione della città. Oggi sappiamo che le piazze, le strade, gli spazi vuoti della città sono percepiti in modo differente in base al significato che gli associamo.

Ogni giorno ci si sposta da un luogo all’altro tra le vie: si va al lavoro, si accelera il passo per paura di tardare a un appuntamento, si corre a prendere l’autobus o si è impegnati alla ricerca di un parcheggio. Edifici, persone, strade: è in questa cornice che, dal finire degli anni ’60 a oggi, gli artisti dell’Urban Art stanno attuando una rivoluzione estetica. Facciate di palazzi, sottopassaggi o muri di separazione, le opere dell’arte urbana sono offerte allo sguardo di chiunque vi passi di fronte. Arte rivolta a chi la città la vive, un messaggio estetico capace di giungere a un pubblico il più vasto possibile.

Pareti spoglie affidate alle sapienti mani degli artisti diventano opere che abitano il paesaggio urbano, esperienze estetiche offerte allo sguardo di chi guarda.

L. Pichenstein


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